Una seduta spiritica di Cesare Lombroso

Una seduta spiritica di Cesare Lombroso

Genova, 1909.

Marco EzechiaLombroso viene invitato per alcuni studi presso il domicilio di un medium. Quest’ultimo, al momento della seduta medianica – riferisce lo stesso studioso nei suoi scritti – versava in una condizione psicofisica di poca lucidità. Il medico torinese, esponente del positivismo, chiede all’uomo di far muovere qualcosa di pesante, con il favore della luce, cosicché si potesse – oltre ogni ragionevole dubbio – accertare la capacità medianica dello spiritista ancor prima dell’apertura della seduta; decorse circa mezz’ora e, effettivamente, il tavolo si sollevò:

fui preso dal vivissimo desiderio di vederle avverate, ed il tavolo immediatamente assenti, coi suoi soliti moti di su e giù, al mio pensiero; e subito dopo vidi (eravamo in semioscurità a luce rossa), staccarsi dalla tenda una figura alquanto bassa, come era quella della mia mamma, velata, che fece il giro completo del tavolo fino a me, sussurrandomi delle parole da molti udite, non da me sordastro”

Il medico, emozionato, chiese alla presunta presenza di ripetere quelle parole e fu accontentato:

«Cesar, fio mio!»

Lombroso si accorse subito che quel modo di dire non era abitualmente adoperato dalla defunta madre che, con cadenza linguistica veneta pronunciava le parole nel seguente modo: “mio fiol”.

Lo studioso torinese riferisce che la figura, distaccandosi dai veli, in prossimità della tenda gli manda un bacio.

Gli appuntamenti medianici in questione proseguirono dal 1906 al 1907 ed ebbero luogo tra Torino e Milano.

Analoghi saranno i fatti che si registreranno, alla presenza di Cesare Lombroso, verso Massaro durante la seduta medianica di Eusapia Paladino. In questo caso, la medium affermò di vedere un uomo che giungeva da Palermo; essa descrisse il giovane uomo come “Ritratto vivente fatto dal sole”.

Qui, Massaro si ricordò di avere, nel portafogli che portava con sé, una fotografia del figlio scattata anni prima in aperta campagna:

Contemporaneamente s’intese vivamente toccare al petto, proprio al posto dove teneva quel ritratto; ed intese baciarsi due volte sulla guancia destra, attraverso la tenda che gli stava vicina.

Ed ai baci seguivano ancora le carezze ben spiccate, sebbene delicatissime. Poi ad un tratto si ripeterono i toccamenti intenzionali, ma questa volta, con una mano che insinuavasi, con movimenti vivaci, nella tasca interna dell’abito, proprio ov’era il portafoglio, che si apri ove stava il ritratto. A questa seconda manifestazione tennero ancora dietro carezze e baci, e poi egli s’intese afferrato per il petto e tirato fin presso alla tenda e ripetutamente baciato”.

Sulla tenda, in un momento successivo ai fatti narrati, apparve il volto di colui che Massaro riconobbe come il proprio figlio.

Eusapia Paladino, (Minervino Murge, 21 gennaio 1854 – Napoli, 16 maggio 1918) fu sottoposta a molteplici studi clinici da parte di Cesare Lombroso, effettuati in collaborazione con il dottor Edoardo Audenino, assistente alla clinica psichiatrica dell’Università di Torino.