Salute vs Malattia. Normalità vs Anormalità

Salute vs Malattia. Normalità vs Anormalità

Con l’espressione salute mentale si fa riferimento ad uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

Sfatiamo sin da subito un mito: la netta maggioranza dei soggetti affetti da un disturbo mentale maggiore non commette crimini violenti. In ogni caso, gli individui che commettono un reato violento e sono affetti da un disturbo mentale maggiore colpiscono soprattutto familiari e conoscenti. Un corretto trattamento terapeutico dei soggetti affetti da un disturbo mentale maggiore riduce il rischio di atti di violenza. I problemi più gravi sorgono quando, in associazione al disturbo psichiatrico, si registri un abuso di sostanze.

Le patologie maggiormente chiamate in causa nel rapporto tra crimini violenti e disturbi mentali, rientrano nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali): Disturbo di Personalità Antisociale, Borderline, Schizoide, Paranoide e in forma minore Narcisistico e Istrionico.

In tali disturbi, il controllo della scena del crimine è assai più efficace e di conseguenza le indagini diventano più complesse. In altri casi, in letteratura, si fa anche riferimento al Disturbo Sadico di Personalità, che è un disturbo caratterizzato da: crudeltà eccessiva o violenza fisica per stabilire dominanza; umiliazione degli altri; uso di disciplina dura su bambini o coniuge; piacere verso la sofferenza altrui; atti di intimidazione; limitazione nell’autonomia degli altri; fascino nei confronti della violenza, armi, tortura, ferite, …

Il Sadismo, oggi, compare tra le Parafilie (Esibizionismo, Feticismo, Pedofilia, Masochismo sex, Feticismo da Travestitismo, Voyeurismo, Parafilia NAS). Alcune “classificazioni” e nomenclature, nel tempo, sono mutate con l’introduzione del DSM-V. A tal proposito, indipendentemente dall’edizione, ricordiamo che nel paragrafo “Uso del DSM in ambito forense” si specifica quanto segue: “Quando le categorie, i criteri e le descrizioni testuali del DSM 5 vengono utilizzate per scopi forensi, esiste il rischio che le informazioni diagnostiche siano usate in modo improprio o fraintese … nella maggior parte dei casi la diagnosi clinica di un disturbo mentale non è sufficiente a stabilire l’esistenza ai fini legali di un “disturbo mentale”, una “disabilità mentale”, una “malattia mentale”, o un “difetto mentale”… anche quando la diminuzione del controllo sul proprio comportamento è una caratteristica del disturbo, la diagnosi di per sé non dimostra che un determinato individuo è (o era) incapace di controllare il proprio comportamento in un determinato momento”.

Da ricordare, inoltre, che nel tempo vi è sempre stata una discussione terminologica costante nel tentativo di utilizzare bene concetti per descrivere o per riferirsi a realtà, di fatto, ancora nebulose o comunque complesse.

Alla nozione di “malattia mentale”, l’Associazione Psichiatrica Americana (A.P.A.) ha preferito il termine di “Disturbo”, concetto base del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Dall’altro lato, la Classificazione Internazionale delle Sindromi e dei Disturbi Psichici e Comportamentali, giunta alla decima edizione (I.C.D. -10), parla di Sindrome e non di Disturbo.

Sembra superfluo sottolineare che nella psicologia criminale, un ruolo fondamentale possa rivestirlo l’antinomia classica tra normalità e anormalità, tra salute e malattia. La psicologia criminale deve quindi, necessariamente, considerare alcuni punti “fermi” o più sbiaditi della psicopatologia.

La psicopatologia è argomento nebuloso e articolarmente complesso. Inoltre, scrivere di malattie mentali è un compito trascurato, perché è un modo per cercare di descrivere ciò che in ultima analisi è indescrivibile (Oyebode, 2009). Certo è che i fenomeni psicopatologici possono essere descritti a partire dell’esperienza soggettiva di chi li vive. È importante, quindi, valutarli accuratamente e registrarli in relazione allo specifico individuo. La psicopatologia si occupa delle esperienze, dei processi cognitivi e comportamentali “non normali”. E’ lo studio dei prodotti di una mente che presenta alterazioni nel suo funzionamento. La valutazione della Personalità è un compito complesso e delicato. La personalità è rilevata dal comportamento e possiamo definirla come un modo di guardare agli esseri umani. Essa è dunque multidimensionale.

Una Personalità normale si conferma per caratteristiche e struttura con la maggioranza del genere umano. La Personalità anormale si differenzia per eccesso o per difetto in alcune caratteristiche, in modo tale da essere quantitativamente differente rispetto alla massa delle persone.

In tali definizioni rilevanti, un ruolo strategico lo ricoprono i meccanismi difensivi psichici, consci e inconsci, messi in atto dall’individuo per proteggersi da situazioni ambientali, esistenziali e relazionali dolorose o potenzialmente pericolose. Inoltre, sul versante clinico, le funzioni mentali di un individuo possono ricadere in: un funzionamento normale, abnorme, borderline, psicotico.

Rif. Criminal. Criminologia, Criminalistica, Investigazione, Intelligence, Sicurezza. Primiceri Editore