La spettacolarizzazione del Crimine

La spettacolarizzazione del Crimine

di Giovanna CICCARONE

Sappiamo dare una definizione di crimine?
Crimine deriva dal latino crimen , ‘decisione giudiziaria’, poi ‘accusa’ e, infine, ‘reato’; derivato dal
verbo cernĕre, ‘distinguere, decidere’. Derivato di crimine è criminale; con questo vocabolo
intendiamo descrivere ogni comportamento che viola la legge, quindi la criminalità comprende ogni
comportamento proibito dal codice penale che è etichettabile come reato. Tutto ciò non è da
confondere con la devianza che può essere definita come quel comportamento che si differisce dalle
norme di un gruppo (e quindi da ciò che viene ritenuto “normale”) e a causa del quale l’individuo e
assoggettato a trattamenti correttivi, curativi o punitivi. La devianza non è la proprietà di certi atti o
comportamenti, ma una qualità derivante dai significati attribuiti a questi atti dai membri di una
collettività. Questa idea è espressa bene da Emilè Durkheim. “Non bisogna dire che un atto urta la
coscienza comune perché è criminale, ma che è criminale perché urta la coscienza comune. Non
lo biasimiamo perché è reato, ma è reato perché lo biasimiamo”.
Ogni collettività, società, comunità è caratterizzata da valori; valori che rappresentano preferenze
intersoggettivamente condivise. I valori non sono atti o norme, essi derivano da scelte e decisioni
che l’uomo compie in base alle proprie motivazioni sentimentali, per questo possiamo affermare
che i valori in quanto tali non appartengono al singolo ma assumono una forma storica perché si
consolidano nella cultura di un popolo; e sulla base di ciò possiamo dire che la devianza è relativa,
perché differisce nello spazio e nel tempo, un atto può essere considerato deviante solo in
riferimento al suo contesto socioculturale in cui ha luogo.


Una volta spiegato il concetto di crimine non possiamo fare a meno che citare i cosiddetti media. Il
termine mass media deriva dal latino medium = mezzo. È l’insieme dei mezzi di informazione e di
divulgazione (giornali, riviste, radio, tv) che producono conoscenze, influenzando cosi le nostre
opinioni e comportamenti. Lo scopo principale dei mezzi di comunicazione e innanzitutto quello di
informare, ma anche di comunicare, divertire e infine educare. Nel corso della storia abbiamo avuto
diverse forme di comunicazione: l’oralità, la scrittura, la stampa, la radio, la televisione, internet e la
digitalizzazione. L’ evoluzione di questi strumenti comunicativi e dei luoghi e dei tempi in cui
questi si attuano si intrecciano con le dinamiche di sviluppo sociale con gli orientamenti culturali e
con i modelli di comportamento. Questo ci viene utile per far fronte ad un tema che attualmente è
presente in maniera insistente nella nostra società; ovvero capire come i mass media interagiscono
all’interno di un contesto sociale, ma soprattutto come essi rappresentano il crimine e il reato in
generale e l’influenza che essi hanno su di noi.
Se è vero da una parte che lo scopo principale dei mezzi di comunicazione è quello di informare e
vero anche il contrario. Il mezzo di comunicazione nasce con uno scopo informativo ma con
l’avvento dei nuovi media abbiamo assistito a ben altro. In particolar modo possiamo vedere come
la televisione italiana sia cambiata a partire dai primi anni 70’. Qui possiamo notare un
impostazione diversa della Tv locale basata non più su programmi informativi ma di
intrattenimento. Cambia di conseguenza la logica di approccio tra telespettatore e media, ci
troviamo di fronte ad un pubblico sempre più vasto da accontentare e ciò compromette denaro. Non
dobbiamo dimenticare che qualsiasi mezzo di comunicazione che sia esso un televisore o una radio
o un giornale, non è fine a se stesso. Dietro esso sono presenti persone e macchine, abbiamo a che
fare con un industria che deve fare i conti con dei costi ben precisi. La televisione commerciale si
basa sul finanziamento ricavato dalla pubblicità. Di conseguenza si producono programmi che
pagano, ovvero programmi che registrano elevati indici di ascolto. La televisione ha trasformato gli
spettatori in merce, e gli ascolti in numeri da vendere al marketing della pubblicità.

Proprio sulla base di ciò non possiamo non citare il cosiddetto infotainment ovvero informazione – intrattenimento, e quindi la necessità da parte dei mass media di adottare un nuovo modello di approccio con il pubblico a casa, per cercare in qualche modo di aumentare l’audience. Tra i tanti
modi di fare audience non possiamo non far riferimento alla spettacolarizzazione del male.
L’interessamento dei telespettatori a quello che è l’informazione – intrattenimento è aumentato soprattutto negli ultimi anni con la nascita della digitalizzazione che ha permesso l’accesso alle
informazioni senza limite spazio-tempo. Sul perché invece il crimine ci attrae sembrerebbe plausibile affermare che alla radice di questo forte interesse è la nostra parte più profonda, il nostro io che risveglia le pulsioni a noi più remote. L’accanimento mediatico e la logica dell’infotainmant
attiva in noi la sfera motiva a scapito di quella razionale. È in grado di catapultarci in un mondo nuovo, pieno di informazione, a tal punto da non distinguere più il vero dal falso.
l’avvento dei media ha modificato il modo di comunicare. La comunicazione consiste nel trasferimento di un messaggio da parte di un emittente al destinatario. In un sistema dove la comunicazione avviene con codici multipli e attraverso continui feedback tra gli interlocutori, si verifica una non trasparenza dei fatti comunicativi. L’analisi qualitativa dei media si interessa dell’analisi etnografica dei contenuto, degli effetti dei media, del problema della creazione dei media, della creazione dei frame nei processi di costruzione dei formati mediali ed infine della costruzione della pratiche sociali di attribuzione di senso ai messaggi mediali da parte sia di coloro che li creano che dell’audience.
l’ informazione viene raccolta, elaborata e infine presentata all’audience, attraverso un
procedimento che prende in esame tutte le strategie possibili, strategie ben standardizzate, e
protocolli per l’interazione tra professionisti dei media e i media dell’audience. Grazie al formato la
notizia può essere letta da parte dello spettatore seguendo l’ordine della narrazione, strutturando in
questo modo l’esperienza di quest’ultimo. I formati della comunicazione permettono di ordinare in
maniera logica ed appropriata del materiale preso in esame.
La spettacolarizzazione del crimine ha subito un’evoluzione significativa nel corso del tempo,
passando attraverso diverse fasi e adattandosi ai cambiamenti nei mezzi di comunicazione e nella
società. Nelle sue prime forme, la spettacolarizzazione del crimine è associata ai media tradizionali
come i giornali popolari e le riviste sensazionaliste del XIX secolo che sfruttavano titoli audaci,
illustrazioni vivide e racconti drammatici per catturare l’attenzione del pubblico su casi criminali,
spesso enfatizzando i dettagli più scioccanti e sensazionali. Questa pratica, nota come “giallismo”,
ha contribuito a plasmare la percezione pubblica del crimine e della giustizia. Come sostiene
l’esperto dei media Richard L. Kaplan,“Il giallo ha venduto i giornali. Sono venduti non sulla
base dell’informazioni fornite, ma sulla base dell’immaginazione” (Kaplan, 2010).
Con l’avvento della radio e della televisione nel XX secolo, la spettacolarizzazione del crimine ha
trovato nuove modalità di espressione. Hanno portato storie di crimine direttamente nelle case delle
persone, utilizzando drammi audiovisivi per creare suspanse e coinvolgere il pubblico. Questi media
hanno continuato a enfatizzare l’aspetto drammatico e sensazionale dei crimini, contribuendo
questo tipo di cultura.
Negli ultimi decenni, l’esplosione di internet e della digitalizzazione ha radicalmente trasformato il
paesaggio mediatico e ha influenzato la percezione e la diffusione del crimine in generale. La
digitalizzazione ha consentito agli utenti di caricare e condividere facilmente contenuti, che possono
rapidamente diventare virali. Questo ha portato ad una proliferazione di video, immagini e storie di
crimini che vengono consumati in tempo reale da milioni di persone in tutto il mondo, andando ad
abbattere i confini spazio-tempo.

Possiamo affermare dunque che di fatto la digitalizzazione ha trasformato i media, e con essi si sono riconfigurate anche l’insieme di relazioni esistenti tra gli apparati (giornali, Tv, radio) e il
telespettatore. Innanzitutto la diffusione delle tecnologie digitali ha innescato un processo di convergenza tra i media (Jenkins 2006). L’adozione da parte dei mezzi di comunicazione di adottare un unico metodo di codifica dei mezzi ha reso più fluidi i rapporti fra gli apparati. Il processo di digitalizzazione comporta una partecipazione più estesa alla comunicazione (Levy
2001). Una maggiore flessibilità delle piattaforme digitali permette al fruitore più possibilità di consumo. La digitalizzazione permette di andare oltre quelli che sono i vincoli spazio temporali come precedentemente affermato; ad esempio con il videofonino lo spettatore è in grado di poter
ricevere la propria trasmissione preferita o meglio ancora ricevere informazioni di qualsiasi genere,
in un luogo e in un arco di tempo qualsiasi.
Ogni media rispetto al passato ha la possibilità di avere di volta in volta contenuti maggiori da
mettere a disposizione dei propri utenti (Menduni 2007). Questo ha permesso la nascita di più
canali, ma non solo, ad esempio la televisione con cui abbiamo a che fare oggi non è più un
semplice schermo mediante il quale vengono trasmesse immagini e suoni, è una televisione che ha
incrementato le proprie funzioni, ovvero è: strumento per fruire, memorizzare e addirittura
navigare.
Tutto ciò fa si che il telespettatore si relazioni e si confronti con un mondo nuovo. Assistiamo ad un
nuovo assetto della società. Ritornando al discorso crimine, cerchiamo di comprendere come lo
spettatore lo percepisce mediante ciò che li viene fornito dai mezzi di comunicazione. Giornali e
televisione hanno una rilevante influenza sui comportamenti sociali, che siano essi positivi o
negativi, sono in grado di condizionare l’opinione pubblica a volte in modo discutibile. I mass
media sono rappresentati dall’insieme di tutti gli organi di informazione, che quotidianamente
riversano sui telespettatori una serie di immagini, suoni e notizie che influenzano le nostre idee,
opinioni e posizioni psicologiche. La bravura dei media sta nel saper modellare la notizia a proprio
piacimento, per cercare di renderla più accattivante, cercando di arricchirla con le proprie opinioni
personali. Spesso i media vengono accusati a causa della troppa fruizione di notizie criminali o la
messa in onda di video dove vengono rappresentate storie, immagini e comportamenti troppo
aggressivi, violenti che farebbero aumentare le condotte antisociali nei giovani. Ci si è chiesto se
questo fosse vero e a quanto pare lo è ed è dimostrabile con quattro esempi:
 L’informazione sul crimine è accompagnata sempre da immagini violente e criminali spesso
annunciate con l’espressione “le immagini che stiamo per vedere sono molto forti e sono
consigliate ad un pubblico di solo adulti”.
 L’interesse da parte del pubblico verso programmi che parlano di delitti come talk show o
scene del crimine è molto forte.
 La troppa produzione di cronaca nera stimola la televisione e il cinema nella produzione di
temi violenti.
 I sequestri, il terrorismo, gli omicidi ricevono dalla stampa un importanza molto ampia, a
livello anche internazionale, che rinforzano il commettere tali azioni antisociali.
Possiamo quindi dire che tra i fattori criminogeni anche se con basse percentuali ci sono anche i
media. Nel considerare i mass-media come fattore criminogeno abbiamo due scuole di pensiero che
si esprimono in proposito:
1 – Una scuola classica, la cui tesi affermerebbe che i media spingono i minori in qualità di soggetti
più vulnerabili sulla strada del delitto, presentando loro attraverso la cronaca o la fiction modelli
comportamentali non idonei. Tanto è vero che secondo la teoria dell’identificazione e dell’imitazione lo spettatore, si identifica con il protagonista anche se esso rappresenta una figura negativa. Mentre la teoria della fuga affermerebbe che lo spettatore assiste passivamente alle gesta dell’eroe sfogando la propria aggressività, proiettandola sull’eroe negativo.
2- Una scuola realista, dove i mass media hanno il compito di informare i cittadini sui fatti di
cronaca nera. Il presupposto di base sarebbe che ciò dovrebbe spingere i soggetti all’interno di una
società a migliorare le loro condizioni di vita. Per cui la libertà di stampa migliorerebbe la libertà
individuale.
I mass media anche se in percentuale minima influenzano tutte le persone. Questo dipende da come
i telespettatori recepiscono la notizia, il loro stato emotivo, il carattere ed il grado di suggestionabilità. In genere i più suggestionabili sono i minori, persone disadagiate psicologicamente oppure instabili emotivamente. Le notizie di cronaca spesso in maniera inconscia forniscono lo stimolo al passaggio all’azione criminale a causa di una alterata interpretazione del significato; questo è detto analfabetismo funzionale. Per far si che l’informazione venga trasmessa nel modo più corretto possibile si necessità di una figura professionale ovvero quella del giornalista.
Esso ha la responsabilità della formazione dell’opinione pubblica, specialmente in quelle zone dove
il livello socio-culturale è abbastanza basso.


Possiamo distinguere tre meccanismi che possono verificarsi nel soggetto spettatore nel momento in
cui si relaziona al fatto criminoso, ovvero:
1- Processo di imitazione: la rappresentazione può ispirare individui vulnerabili a imitare tali
comportamenti, cercando di ottenere la stessa notorietà o adrenalina.
2- Processo di normalizzazione: la costante esposizione può portare alla normalizzazione di
tali comportamenti, riducendo il senso di condanna sociale e aumentando la percezione di
accettabilità.
3- Meccanismo di effetto-contagio: la costante esposizione di un crimine può generare un
effetto contagio, spingendo altre persone a commettere crimini simili per ottenere la stessa
attenzione mediatica.
Le figure professionali del giornalista sono due: il reporter ed il redattore. Il reporter normalmente è
una persona con una cultura media, e prepara su ogni numero di uscita i fatti riguardanti cronaca
nera. Per cercare di fare audience si rivolge ad un pubblico vasto, cercando di attirarlo a se con la
pubblicazione di fatti criminali inquietanti, in modo da incidere nel pubblico a casa una risposta
emotiva. Ciò può causare nel pubblico uno stato di malessere e paura. Il redattore invece avendo
una cultura superiore, in genere laureato in un settore ben preciso, ha il compito di individuare ciò
che sarà o no pubblicato. Pur essendo delle figure professionali a volte l’impatto della notizia allo
spettatore risulta negativa, specialmente se si da una forte importanza al titolo, al testo, alle
immagini che la accompagnano, l’uso di metafore e cosi dicendo. Essendo il giornalista a rendere
appassionante l’argomento e anche lui che enfatizza o meno i comportamenti del soggetto o una
determinata storia in particolare.
Lo spettatore sembra essere attratto da tutti questi meccanismi delittuosi che siano essi reali o frutto
delle fantasia. E come se in ognuno di noi esistesse un lato perverso e il successo di notiziari che
hanno come tema la cronaca nera, probabilmente è data proprio da questa forma di polarismo,
difficile da accettare, che si scatena in ognuno di noi e che si libera alla visione di tali atrocità.
“Il male è in noi, siamo noi, e siamo impazienti di rappresentarlo, cosi, come dentro ci urge la
passione”

La visione del male, farebbe fuoriuscire tutte le istanze malate del nostro Super-Io; il pensiero entra nel nostro circolo evolutivo deviante, come fantasia scatenante del diavolo pulsionale.
Naturalmente non bisogna pensare che la spettacolarizzazione di eventi delittuosi, per il semplice motivo che svegli in noi il lato più scuro, possa generarne di nuovi. La repressione dei nostri istinti ci permette di vivere una vita da buoni, ma a volte abbiamo l’esigenza di far riferimento alla morte, vivendo intellettivamente i crimini altrui. Mentre alcuni soggetti sono traumatizzati a tal punto che preferiscono evitare la visione di video o immagini, altri ritengono opportuno placare il loro mostro
interiore tramite la lettura di libri, la visione di film o notizie di cronaca nera. Per questi ultimi il crimine si trasforma in un vero e proprio “spettacolo”.
Nella società contemporanea, l’impatto dei media sulla percezione e la diffusione del crimine è
sempre più evidente. La spettacolarizzazione dei reati attraverso i mezzi di comunicazione di massa
influisce notevolmente sulle tendenze criminali, determinando un aumento di determinati tipi di
crimine all’interno della società. Ci sono alcuni reati che sono più suscettibili ad aumentare i
meccanismi che ne favoriscono la diffusione. Ad esempio reati come furti, rapine, crimini violenti
(la glorificazione della violenza nei film, nelle serie TV e nei videogiochi può contribuire a
normalizzare comportamenti violenti e a desensibilizzare le persone alle loro conseguenze reali) e la
cybercriminalità (la rappresentazione di hacker informatici come eroi o anti-eroi nei media può
incoraggiare alcuni individui a intraprendere attività illegali online, come il phishing, il furto di
identità e la frode informatica). Inoltre la divulgazione giornalistica se adottasse un metodo
differente di informare, cioè mandare l’informazione nella sua concretezza e priva di fantasia
artistica da parte del giornalista, eviterebbe il realizzarsi di una forma di terrore generale. Il loro
compito dovrebbe essere quello di rappresentare la realtà oggettiva. Richard S. S, presidente della
CBS News, disse in proposito: “i nostri giornalisti non fanno le notizie dal loro punto di vista: le
fanno da nessun punto di vista”.
La costante esposizione da parte dei media del crimine contribuisce ad un aumento della sensazione
di insicurezza e paura della società. Le storie sensazionali e drammatiche tendono ad enfatizzare
una percezione distorta della realtà, facendo sembrare che i crimini violenti siano più comuni di
quanto siano effettivamente.
In conclusione possiamo affermare che ciò che i media trasmettono arricchisce la nostra
esperienza. Attraverso essi abbiamo la possibilità di interagire e relazionarci non solo con gli altri
ma con il mondo esterno in generale. Rappresentano una forma comunicativa essenziale nella
società in cui viviamo. E non possiamo dimenticare che all’interno della comunicazione ciò che
riveste un ruolo fondamentale è il linguaggio, che si pone come elemento centrale nel processo di
formazione sociale della realtà. Il linguaggio è ciò che attribuisce senso e significato ai prodotti
simbolici dei media. “Il linguaggio non crea il mondo, ma lo costituisce, lo rende possibile, lo
spiega, lo aiuta ad essere in un certo modo per dei soggetti pensanti e agenti in esso”
(Duranti,1992). E’ un elemento fondamentale nella vita sociale proprio perché il destinatario della
comunicazione non è solo una macchina che traduce o interpreta, ma un attore sociale con dei ruoli
ben precisi e delle esigenze. Nel momento in cui il soggetto a casa riceve l’informazione deve
svolgere un lavoro di interpretazione. L’Interpretazione a sua volta è fondamentale perché è il punto
di snodo dove il significato diventa pratico di significazione. L’esperienza che riceviamo dai media
viene incorporata nella nostra vita quotidiana, e viene utilizzata per valutare le nostre performances
sociali.
Forse dovremmo iniziare a dare un valore alla morte, senza spettacolarizzare una Tv del dolore.
Come è posssibile ciò?

Lasciando il processo alla giustizia e il commento alla pubblica piazza!